La ricetta della felicità di Gaia Musella

A volte mi fermo a fissare i palazzi mentre vengono ristrutturati, seguo le mode che passano, la tecnologia che avanza ma la bizzarra farmacia di S.Anna resta lì, immutata nel tempo, e penso che, per quanto il mondo possa cambiare, ci sono cose che vivranno per sempre.

Non dimenticherò mai come tutto ebbe inizio…

La mia famiglia era povera in canna, e presto avremmo dovuto vendere la casa per pagare le medicine per il mio povero padre; aveva contratto una grave malattia che i medici avevano descritto con termini impossibili, comunque non ci voleva un esperto per capire che non era uno scherzo.

Così ogni giorno, invece di studiare come tutti i ragazzi della mia età, io andavo a spaccarmi le ossa al porto, trasportando le merci che arrivavano da ogni parte del mondo; non so di preciso cosa contenessero, ma vi posso assicurare che erano davvero dei macigni!

E non è tutto! Quando finivo il lavoro al porto dovevo correre da una parte allʼaltra della città per trovare una farmacia che fosse disposta a regalarmi qualche medicina.

Ma col tempo le cose peggiorarono, la malattia di mio padre si fece sempre più grave e mia madre ormai non ce la faceva più, era costretta a lavorare quattordici ore al giorno per guadagnare qualche spicciolo, e ormai lʼipoteca della casa era quasi scaduta; che ne sarebbe stato di me e di mia madre?

Il miracolo accadde una mattina nella quale mi stavo recando nellʼultima farmacia della città che non mi aveva ancora fatto credito, ma purtroppo unʼidea spregevole si annidò nella mia mente; non fu spinta dalla cattiveria ma dalla disperazione!

Così una notte uscii di nascosto per intrufolarmi nella farmacia e prendere le medicine per curare il mio povero padre.

Non avevo mai fatto una cosa del genere ma “a mali estremi, estremi rimedi”, e così feci un respiro profondo, e mi misi a forzare la serratura con strumenti di fortuna.

Incredibilmente riuscii ad entrare, ma a quanto pare non ero solo: un omone calvo dalla lunga barba mi sorprese alle spalle, cominciai a temere il peggio, ma ciò che non sapevo è che quellʼincontro avrebbe cambiato il mio destino!

Effettivamente egli non ebbe la terribile reazione che avevo immaginato, al contrario, mi fece sedere e mi chiese semplicemente: – Come ti chiami ragazzino – con quella voce rauca e cavernosa.

Gli risposi un poʼ titubante, forse perché stavo ancora tremando per lo spavento di prima.

Mi interrogò per tutta la notte, il mattino seguente lui sapeva tutto di me, ma io non sapevo niente su di lui! Gli chiesi chi fosse, ma sinceramente non mi diede la risporta che mi ero immaginato :- Puoi chiamarmi padre, amico o fratello.-

E poi mi disse di tornare la sera dopo; e mentre varcavo la soglia della porta mi prese la mano e vi mise dentro un pacchetto.

Appena in strada lo aprii e al suo interno trovai alcune boccette contenenti le medicine e qualche spicciolo.

Quella notte non pensai ad altro, finalmente avevo trovato la prova che esistono anche persone a cui il denaro non può corrompere lʼanima!

La sera dopo ero un poʼ nervoso, chissà che cosa voleva da me quello strano frate?

Quando entrai il grande tavolo intarsiato al centro della stanza era pieno di mortai contenenti strani ingredienti, come se il vecchio volesse fare una pozione!

Ma quelle ciotole non contenevano solo polveri ed erbe di vario genere, contenevano anche unʼincredibile storia che non tardai a scoprire.

Nelle sere seguenti imparai a preparare vari tipi di medicinali, anche quelli che prendeva mio padre. Trovavo incredibile la leggerezza delle mani di quel bizzarro monaco che avrebbe poi significato così tanto per me. I suoi movimenti erano fluidi e quasi automatici mentre creava le sue formule.

Una sera interruppi il silenzio che scandiva i nostri incontri e gli chiesi:-Sembri abituato a questo lavoro, da quanto sei qui ?-

Esitò un istante e mi rispose:-Più o meno cinquantʼanni… – Non sei stanco di questo lavoro?- gli chiesi e con tutta la calma del mondo mi rispose:-

Quando il tuo lavoro ti permette di salvare delle vite, non potrai mai esserne stufo…ma non mi aspetto che tu lo capisca, in fondo sei solo un ragazzo!-

Già! non potevo capire veramente il significato di quella frase, forse perchè fino ad allora mi ero sempre preoccupato della mia di vita!

Sapevo di non aver mai incontrato una persona così: qualcuno che avesse veramente capito cosa è realmente importante e cosa no, qualcuno che avesse sacrificato la sua vita per rendere, nel suo piccolo,il mondo un posto migliore.

Dopo qualche mese mio padre morì e dopo poco tempo mia madre lo seguì consumata dal dispiacere; e così dopo lo sfratto ero solo un orfano di strada senza un soldo in tasca!

Mi rimaneva solo quella farmacia che restava lì immobile, conservando tutta la sua maestosità.

Ormai ero un esperto farmacista ma ogni sera quel vecchio era lì, pronto ad insegnarmi sempre qualcosa di nuovo e le sue storie non perdevano ma il loro fascino.

Ma il destino volle giocarmi di nuovo un brutto tiro, perchè nel luglio 1923 lʼunica persona di cui mi fidavo morì, a novantʼanni, lasciandomi in regalo tutto ciò per cui aveva vissuto, ossia la sua amata farmacia ed una lettera che ricordo nei minimi dettagli:

– Caro ragazzo, non avrei mai pensato di trovare una persona che avesse unʼanima così unica da essere in grado di mettere in atto tutti i valori per cui ho sempre vissuto. E poi sei arrivato tu!

Quella notte, sapevo che avresti potuto fare grandi cose, e perchè questo accada, visto che non sopravvivrò in eterno, ti lascio ciò per cui ho combattuto per anni.

Non prenderlo come un regalo, ma come una ricompensa, perchè non potrò mai insegnarti tutto quello che tu hai insegnato a me…Così quando volgerai lo sguardo al cielo saprai di poter contare su di me, di poter contare sul tuo…padre, amico e fratello!-

E così se ne andò il mio migliore amico: sereno.

E lo ero anchʼio, perchè se lui si era lasciato morire era perchè non aveva più niente da insegnarmi!