La storia di Jimmy di I. Pacchiani

Jimmy era un micio davvero speciale!

Capitò nel nostro giardino per caso, insieme ai suoi fratelli, un maschio e una femmina.

In una limpida e profumata mattina, mia figlia Eva ed io stavamo ritirando la biancheria stesa, quando udimmo un rumore provenire dal fondo del prato.

Ci avvicinammo con cautela, temendo fosse un animale selvatico; invece ci trovammo davanti due splendidi gattini, che giocavano allegramente. Erano piccoli, tondi, con un bel pelo grigio perla.

Appena si accorsero della nostra presenza scapparono velocemente e si nascosero in mezzo all’erba più alta; riuscivamo a vedere le orecchie e gli occhi fissi su di noi.

Per fare la loro conoscenza, naturalmente, portammo una ciotola piena di latte, che i due deliziosi esserini non tardarono a vuotare. Uno per volta, con circospezione, uscì allo scoperto per ravvicinarsi alla scodella, così fu che ci accorgemmo del terzo micio. Mentre gli altri due con avidità bevevano il latte, il nostro povero micetto, ossuto, traballante sulle esili zampette, cercava in tutti i modi di guadagnarsi un posticino vicino alla ciotola, senza riuscirvi.

I due prepotenti lo spingevano in malo modo, facendolo rotolare a zampe all’aria e non permettendogli nemmeno una leccatina. Lui ci guardava e i suoi occhietti verdi, comunicavano la sua paura e il bisogno di essere aiutato. Sembrava che volesse dirci di toglierlo alla prepotenza di quei due, di salvarlo.

Cercammo di prenderlo, ma, anche se aveva bisogno di aiuto, era pur sempre un gatto con carattere e dignità; doveva essere lui a fare il primo passo, perciò con molta fatica, piano piano si avvicinò alla scaletta che portava in casa. Si accoccolò su di un gradino e per qualche giorno rimase lì. Probabilmente era un modo per conoscerci, studiarci prima di affidarsi alle nostre cure.

Regolarmente riempivamo la ciotola di latte, ma lui non riusciva a berne, c’erano sempre i suoi fratelli, che sbucavano al momento giusto per abbuffarsi e scomparire.

Jimmy era sempre più debole e anche stufo di essere prevaricato da quei due maleducati, così prese la sua decisione: sarebbe entrato a far parte della nostra famiglia.

Nel momento in cui cercava di salire l’ultimo gradino e far capolino dalla porta, uscì mio marito, che non lo vide e gli diede un calcio da farlo volare per aria! Questo fu il primo incontro fra Jimmy ed Enrico. “Uhmm, bel modo di conoscerci” – pensò il micio – “proprio ora che mi ero deciso a consegnarmi nelle loro mani”. Tuttavia non fece il sofistico e, dopo essere planato ai piedi di Enrico, accennò un debole MIAO. Mio marito delicatamente lo prese e lo posò nel palmo della mano; Jimmy tremava, forse per la paura o per il volo, ma rimase fermo e si lasciò portare dentro casa.

Fu sistemato in una cuccetta di emergenza costituita da una scatola da scarpe e pezzetti di coperta; il micio gradì quest’ agio e si raggomitolò e lì rimase.

Non usciva nemmeno per mangiare. Enrico si occupava di lui, sentendosi un po’ responsabile di questa situazione; forse dopo il calcio e il ruzzolone Jimmy era peggiorato: dormiva e quando cercavamo di alimentarlo, tossiva, sputava quel po’ di latte che gli andava per traverso, così rinunciava e ricadeva nel torpore.

Il piccolo sfortunato micio aveva bisogno di una bella cura che lo rimettesse in sesto, così Enrico penso di far uso dei prodotti di erboristeria, che portavamo sempre con noi, da quando, anni prima il pediatra di nostra figlia l’aveva curata per un’infezione del cavo orale con complicanze alle prime vie respiratorie.

Era stato un periodo pieno d’ansia e preoccupazioni, ma grazie alla cura a base di Erbe e di Prodotti dell’Alveare, nostra figlia si era ristabilita perfettamente.

Ricordo la prima volta che ci recammo alla Farmacia Sant’Anna dei Carmelitani Scalzi.

Pur essendo un posto situato nella nostra città, non lo conoscevamo. Lo trovammo delizioso, lontano dal caos, immerso nel verde, rimasto quasi intatto dall’epoca della fondazione del Convento, avvenuta nel 1585. La sensazione che provammo, quando entrammo nella Farmacia, fu di sicurezza e tranquillità; soprattutto dopo aver parlato con il Frate Farmacista, che ci incoraggiò e promise la guarigione con le sue pozioni.

Il motto dell’Antica Farmacia Erboristeria mi rimase impresso: ”Noi prepariamo i rimedi, Dio ci dà la salute”. E fu così. Basta affidarsi alla Provvidenza, facendo uso dei suoi doni e si possono superare momenti difficili!

Le pozioni non le avevamo, ma i prodotti già pronti erano sempre a portata, in caso di necessità; perciò Enrico prese il micetto con delicatezza e gli somministrò alcune gocce di propoli, che ha proprietà antibiotiche, antimicotiche e cicatrizzanti. Jimmy, dopo tanti giorni, ebbe una reazione; si stiracchiò, allungando le zampe posteriori e fece dei versi strani. Le gocce erano amare e non le gradì; pensò: “ma che roba cattiva, mi vogliono avvelenare?”; però, passato questo momento, si riaddormentò. E dormì tranquillo per tutto il giorno, per svegliarsi verso sera un poco più arzillo e affamato.

Così si continuò con propoli (chiedendo scusa al micio per il gusto delle gocce), poi, nel latte, mescolavamo la pappa reale, che serviva a dargli energia, contenendo proteine, amminoacidi, glucidi, vitamine e vari minerali di cui Jimmy era carente.

Insomma, una bella cura ricostituente rimise il micio in forma e, dopo qualche giorno di terapia, Jimmy finalmente saltellava, scorrazzava per casa e….combinava un sacco di guai! Doveva rifarsi del tempo passato a dormicchiare dentro alla scatola.

Andava a curiosare in ogni angolo, si infilava negli armadi tirandosi addosso i vestiti e, rimanendo sotto, miagolava disperatamente; oppure camminava sul tavolo o sulle mensole con regolare caduta e rottura di vari oggetti.

Quando non ne potevo più di averlo intorno, lo prendevo per la collottola e lo mettevo fuori nel praticello: momento di beatitudine per me, ma soprattutto per lui, che gironzolava andando a caccia di lucertole o, saltellando nell’erba, rincorreva le farfalle o qualche altro insetto. Era diventato un bel micetto forte, il pelo si era infoltito e ora era uguale ai suoi fratelli.

Con il passare del tempo aveva preso coraggio e usciva anche dal giardino per seguirci nelle passeggiate o quando si andava in bicicletta. Era bello vedere come l’istinto felino uscisse da quel buffo micetto!

Ogni tanto si fermava in mezzo alla strada per annusare o ascoltare i più tenui rumori provenienti dal bosco. Le sue piccole orecchie giravano come antenne e i baffetti diritti captavano ogni minimo movimento: pancia a terra, aspettava qualcosa, che poi non arrivava, così ripartiva al trotto per raggiungerci.

Sempre più spesso usciva, per ritornare allegro e affamato!

L’estate volgeva al termine e anche le nostre vacanze. I preparativi per il ritorno in città erano iniziati; c’era da ripulire e riordinare casa, da sistemare il giardino, coprire le sedie, tavolo e togliere l’ombrellone…Jimmy seguiva attento il nostro lavoro; capiva che stava cambiando qualcosa.

Nessuno di noi aveva tempo di giocare con lui; gli oggetti sparivano, le valigie venivano riempite di abiti e tutta la roba ammucchiata nell’ingresso per essere caricata in auto. Solo uno strano oggetto rimaneva sopra al tavolo in soggiorno e Jimmy non capiva a che potesse servire!

Rimase parecchio tempo in mezzo alla stanza con il naso in su a studiare quella cosa traforata che aveva dei disegni bianche e azzurri, poi con un balzo salì sul tavolo e cominciò ad annusare e indagare; spinse lo sportello ed entrò dentro quella specie di casetta…era divertente starsene là dentro e anche comodo, perché la base era morbida e calda.

Rimase qualche momento fermo, accovacciato, zampette anteriori piegate sotto il petto, a pensare, poi…illuminazione…capì che l’oggetto misterioso era destinato a lui. Là dentro l’avrebbero portato chissà dove, lontano dai prati, dalla vita libera. Fu preso dall’ansia; gli sembrava di soffocare e con un balzo saltò a terra; imbucò l’uscita e corse, corse fino a che si trovò in mezzo alla strada, lontano da casa.

Doveva riflettere, pensare sul da farsi. Era risentito con i suoi amici umani: avevano deciso da padroni; dopo averlo accolto in casa, guarito, ora si sentivano in diritto di scegliere per lui. Certo con loro era stato bene, si era divertito, era stato ben nutrito e adesso si sentiva un gatto pronto per affrontare il “mondo esterno” senza timori, ma sarebbe mancato ad Enrico, ad Eva e anche all’altra che, nonostante gli urli che ogni tanto mandava, sapeva coccolarlo e accudirlo e loro sarebbero mancati a lui. Era molto combattuto: il suo orgoglio felino gli suggeriva di seguire l’istinto e vivere nella natura, mentre l’affetto per i suoi tre amici lo spingeva ad entrare nel trasportino e farli felici.

Non si fece vivo per tutto il pomeriggio e, a sera inoltrata, arrivò camminando, com’era solito fare, sulla ringhiera, con aria spavalda, coda ritta e miagolando insistentemente.

Non capivamo quel comportamento. Jimmy non era mai stato così aggressivo; sembrava volesse rimproverarci per qualche torto perpetrato a suo danno!

Il giorno dopo saremmo partiti e ritornati in città con una sorpresa per amici e parenti: il simpatico micetto che noi consideravamo ormai un membro della famiglia.

Bagagli in auto, casa da chiudere, il trasportino pronto per accogliere Jimmy, che era sparito un’altra volta. Dovevamo aver pazienza, in quei giorni l’avevamo trascurato e lui si faceva desiderare.

Enrico andò a cercarlo e lo trovò non molto lontano dalla nostra auto parcheggiata: era insieme ai suoi fratelli, che si divertiva a lottare, arrotolandosi sopra gli altri due, mordicchiandoli…e non aveva la peggio, anzi, era difficile distinguerlo dai suoi fratelli, sia per il colore del pelo, che per la forza che metteva nel gioco.

Enrico lo chiamò. Allora Jimmy si staccò dal gruppetto, trotterellò verso di lui, miagolò strusciandosi contro i pantaloni.

A quel punto Enrico gli accarezzò la testina e cercò di prenderlo, ma Jimmy velocemente scappò, tornando dagli altri mici che, nel frattempo, erano rimasti fermi a guardare la scena. Miagolò come per mandare l’ultimo saluto.

Molto dispiaciuti avevamo capito che aveva scelto i suoi fratelli e una vita libera.

Mentre partivamo, guardammo quei tre gattini che avevano ripreso la loro buffa lotta, ma uno dei tre si fermò e restò a guardare l’auto che si allontanava….Jimmy sapeva che non ci saremmo mai più incontrati!

Dedico questa storia alla mia nipotina, che presto arriverà!

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